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Thousand kilometers of carpfishing!

Era un pomeriggio vuoto e noioso, il sole splendeva sopra di me, la voglia di andare a pesca era talmente forte che solo un pescatore può capire cosa intendo. Inizio così a fare mille chiamate e sentire se qualche mio fidato compagno era disponibile per dare sfogo alla voglia di immergere qualche terminale. Mi accorgo che ero rimasto solo…tutti si erano organizzati, chi con altre pescate chi con la propria famiglia e non volendo passare i miei 6 giorni disponibili a sgomitare per un posto al il mio pod, non volendo stare in mezzo al cemento della città, inizio ad allargare il mio giro di telefonate.. Dopo vari messaggi e telefonate arriva la chiamata inaspettata dal mio amico e compagno di team Marco Bortone, il quale voleva raccontarmi le sue emozioni dei suoi primi giorni nel lago più grande d’Italia, il lago di Garda. Mentre lui parlava e raccontava della difficoltà di fare pesce in un mare del genere soprattutto senza conoscerlo, io già stavo con la mappa in mano per rendermi conto dei chilometri da fare per raggiungerlo, erano molti e il tempo passava inesorabilmente. Più Marco parlava e più io mi avvicinavo con il pensiero, tanto che senza che lui smettesse di parlare lo interrompo e gli dico: Marco questa notte sono da te!! Lui quasi incredulo mi dice che sarebbe stato felicissimo di passare gli ultimi tre giorni insieme a me, cosi appena chiudo la chiamata inizio a preparare tutto e alle 19:30 sono già in macchina. Ogni chilometro che passava mi chiedevo con che occhi avrei guardato quel lago sapendo di doverci pescare, ero sempre più emozionato, feci solamente una sosta al take away per prendere i panini per cena. Erano le 00:30 circa quando arrivo al Garda e dopo aver svegliato Marco per i saluti e per farmi dare qualche direttiva su come posizionarmi, scarico la macchina e mi metto un attimo ad osservare quell’infrangersi di onde ascoltando un qualcosa di meraviglioso …Quando mi svegliai la prima cosa che feci fu percorrere lo stradello che mi portava al lago, per vedere con la luce del giorno quello che mi nascondeva la notte. Rimasi senza fiato, il mio sguardo si perdeva in mezzo a tutta quell’acqua, riuscivo a vedere a malapena il pod di Marco, che era nascosto da un piccolo canneto a 20 metri da riva. Non credevo ai miei occhi e se prima ero emozionato, adesso non so più dove mettermi le mani. Mentre il caffè ribolliva lentamente io ero già all’opera per realizzare i miei terminali. Dopo alcune manovre organizzative per comprendere il modo in cui Marco aveva impostato la sua sessione, la mia idea era quella di differenziarmi da lui, cosi da poter eseguire un lavoro di squadra e cercare di occupare più spazio e zone possibili in tutta quella vastità. Decisi di fare tutto al momento e farmi trasportare dalle mie sensazioni, portandomi Marco e la sua pazienza in giro in gommone a cercare quel qualcosa, come si dice “un ago in un pagliaio”. Armati di gps ed eco siamo stati tutto il giorno a cercare i miei spot e quando torniamo vedo che la mia prima canna posizionata in precedenza era calata…Scendo di corsa dal gommone e raggiungo lo scoglio dove avevo posizionato il mio pod e a malincuore vedo che al capo non vi è più niente, ero rimasto senza esca e senza piombo. Fu quasi una disperazione, ma questa situazione mi aveva dato ancora più carica. Finimmo tutto all’ora di cena e da li iniziò il nostro sogno e la nostra speranza. La sera passò tranquillamente così che dopo il thè di routine ci dirigemmo in branda. Erano le 2:00 del mattino quando un bip della mia centralina mi fece spalancare gli occhi, la voglia di andare a vedere le canne era molta, prendo il telefono per vedere l'ora, quando un altro bip mi fa mettere seduto, poi più niente quasi rassegnato mi sto per rimettere giù e sento due bip di fila, cosi certo che fosse un cavedano mi metto i waters e vado a vedere, arrivo allo scoglio e vedo la mia scimmietta della canna calata a circa 600 Mt leggermente calata, pensando che fossero state le onde tendo il filo, la scimmietta risale, a quel punto decido di fumarmi una sigaretta prima di andare a dormire godendomi quello spettacolo. Non faccio in tempo ad accenderla che dal mio avvisatore arriva la secchiata d’acqua inaspettata, una calata decisa mi fa afferrare la canna e ferrare, il pesce c era, e quando vidi il filo capii il motivo per cui il pesce non faceva suonare l’avvisatore. Non tirava e non si avvicinava, aveva fatto solamente una virata verso sinistra e facendomi angolo con il tendifilo, non avevo notato il cambio di direzione della mia treccia in acqua, tanto che era finita in direzione del pod di Marco. In quel momento non ero al Garda, in quel momento c’ero io e il pesce, il resto non contava più niente, il lago piatto mi faceva godere ad ogni giro di manovella, il pesce sembrava assecondarmi e torna verso il mio lato, a 60 Mt da riva vedo a galla questa carpa che lottava contro di me, non sembrava un pesce enorme, ma sempre carpa era, a quel punto decisi di darle un pò filo e di scendere dallo scoglio per permettere a marco di guadinare il pesce. Appena sceso sento però che il pesce si incaglia in qualcosa, rimetto in tensione per non lasciare la treccia lenta, ed ecco che all’improvviso vedo venir fuori il mio terminale con un malloppo di alghe..Il pesce si era slamato! Inginocchiato, arrabbiato, deluso, afflitto, tutto mi sentivo addosso, tanto che ritornare a dormire fu veramente difficle. La sera successiva dopo aver ricalato tutti i nostri inneschi cambiando anche spot, riceviamo la visita di una grandissima persona, Guglielmo Casagrande, un frequentatore di queste acque maestose, e indovinate di cosa abbiamo parlato tutta la sera? Lo abbiamo tempestato di domande e chiesto dei consigli, chiedendo di raccontarci un pò del “suo” lago. È stata una serata magnifica perchè condividere insieme ad un ragazzo come Guglielmo, uno come noi, una gioia del genere è sempre un piacere promettendogli certamente che non sarà l’ultima volta che lo andremo a trovare!! Arriva il giovedì e mi squilla il telefono, era il mio amico Ivano Santoni, il quale si stava organizzando per andare a pesca e mi chiede se ero interessato ad andare con lui da qualche parte. Il venerdì sarebbe stato il mio ultimo giorno, Marco se ne sarebbe andato, e vedendo la poca attività e l’incombere del brutto tempo me ne sarei tornato a casa anche io, allora chiesi ad Ivano se era disposto a vederci verso metà strada così da gustarci un bel fine settimana di pesca insieme. Prendemmo come meta il canale di Ostellato, cosi con la scusa saremmo passati a salutare il nostro amico “Free Angler Spirt” Marino Zama. Gli ultimi due giorni al Garda sono poi trascorsi cosi, cavedani giganti e molto gommone, giornate passate ad osservare e a cercare, le abbiamo provate tutte e non ci recriminiamo nulla, era la prima volta che pescavo con Marco e posso dire che era come me lo aspettavo, un ragazzo simpatico, tecnico e con un buonissimo fiuto, mi è dispiaciuto non vederlo in azione con un pesce, penso sarebbe stato emozionante, ma vedo nei suoi occhi l’essere pescatore e questo vuol dire tantissimo secondo me. Sono stati giorni meravigliosi e ringrazio Marco ed Ilenia per averci accolto nella loro famiglia con Moka e Peggy, ma la prossima volta sarà ancora più bello, perché sapremo chi avremo di fronte…il gigante italiano, IL LAGO DI GARDA. Dopo aver salutato Marco ed Ilenia, i chilometri sotto di noi sono tantissimi per Ostellato, dove Ivano era già arrivato la sera prima. Ero emozionato perché erano passati circa dieci anni dalla mia ultima pescata in quel canale. Appena arrivato ebbi una sensazione bruttissima, il canale era strapieno di persone, non me lo ricordavo cosi, erano tutti accalcati e a me già mancava l’aria. Purtroppo non sono le situazioni che piacciono a me, ed ero un pochino scoraggiato, ma più mi avvicinavo ad Ivano e più le macchine diminuivano, aveva scelto il posto quasi piu vicino alla strada, per questo snobbato un po’da tutti, un tratto del campo gara. Appena arrivato mi metto a cambiare tutto quello che avevo preparato in precedenza, il mio spot in meno di 24 ore era cambiato, da canne calate ad una distanza di massimo 610 metri e sassi al posto dei piombi, ad un canale largo circa 70 metri, non avevo niente di pronto. Ma la voglia di lanciare le canne era cosi incontenibile che ho fatto tutto prima di pranzo, anche se per colpa mia abbiamo mangiammo alle 15:00. Nel pomeriggio ci venne a trovare il nostro amico Marino Zama che, grazie ai suoi consigli ed al suo affetto, ci fece sentire come a casa nostra. Affrontammo il canale cercando di mettere le canne ovunque, a cercare il pesce di passaggio, il quale all’inizio non si voleva proprio far trovare! La prima giornata è passò dunque tranquilla fino alla notte quando Ivano porta a guadino una regina, la regina del canale, e da iniziò la nostra sessione. La mattina seguente iniziammo con il riposizionare le canne grazie al barchino che ci aveva lasciato in prestito il nostro amico e a pasturare con boilies Secret Fruit miste a granaglie. Quando arrivò Marino lo accompagnai a posizionare le sue canne, chi mi conosce lo sa, non mi allontano mai dalle mie canne a costo di morire di fame, ma quella era una situazione particolare e non me la potevo perdere, quando all’improvviso la mia canna parte all’impazzata e io lontanissimo dalle canne iniziai ad urlare “ferrate, ferrate!”. Ecco che un amico di Marino si alza e va di corsa a prendere la canna non sapendo ci fosse il bait runner aperto e da la ferrata a vuoto e il pesce si slama. La sfortuna mi perseguitava, ma senza sbattere ciglio ricalo la canna più agguerrito di prima. Arrivano le 20:00 di sera eravamo rimasti soli, Marino e il suo amico se ne erano andati da un’oretta, quando la canna più lontana verso sinistra mi parte bruscamente…Prendo in mano la canna e inizio un combattimento incredibile, un pesce con una forza bruta, tanto che Ivano era convinto che avessi allamato un pescione. Portata a guadino invece era una rispettabilissima Regina, la Raina del canal! Eravamo felicissimi, io avevo buttato alle spalle la sfortuna e da li in poi ero pronto a giocarmi le mie carte. Nella notte Ivano cattura un'altra bella carpotta questa volta un po’piu grande, ancora più felici ce ne ritorniamo a dormire. La mattina seguente ci sveglia una voce…”Luca sei tu?” Era Valerio Sforza un altro ragazzo “Free Angler Spirit” che stava pescando a 200 metri da noi… per fortuna o sfortuna ci siamo resi conto solo l’ultimo giorno, altrimenti avremmo potuto passare insieme ancora più tempo. Dopo averlo invitato per pranzo se ne ritorna nella sua tenda per organizzarsi. Alle 11:00 ritornò Marino con il pranzo pronto per un'altra giornata di pesca. Appena prima di pranzo la mia scimmietta scende bruscamente e poi riparte altrettanto velocement e mi scaravento a ferrare e sento dall’altra parte un grosso peso… tirava in modo strano per essere un amur perché stava puntava verso sinistra invece che venirmi incontro, finchè non lo vedemmo non capimmo di cosa si trattasse, quando all’improvviso si mostra a pelo d’acqua…era un amur di taglia, quello che cercavamo, il dominatore del canale! Marino fa già le sue stime e tutti mi danno una mano per riuscire a catturarlo, quando grazie ad Ivano, riuscimmo a metterlo a fatica nel guadino e saltammo tutti di gioia! Era il coronamento di un lunghissimo viaggio contornato da persone fantastiche, che mi supportano e che mi vogliono bene, e una grazie va soprattutto a Marino pescatore vecchio stampo, che come lui non ne trovano più, sentirlo parlare e vederlo creare terminali infatti per me è stata un’esperienza bellissima, la gioia di quella cattura era talmente grande che nemmeno volevo pesare il pesce. Marino, con il suo fare mi convinse e prese la sua bilancia e pesò questo bellissimo pesce che era di circa di 22 kg senza sacca, il peso però non avrebbe contato niente. Peschiamo per catturare emozioni, le nostre emozioni, sogni che cerchiamo di realizzare fin da bambini ed è grazie a questi pesci se sono ancora vivi. Ringrazio tutti, per prima Gloria che è riuscita a sostenere il peso del viaggio e la mia presenza sfamandoci tutti come figli! Grazie ancora! Ringrazio Marco ed Ilenia, persone fantastiche come ho detto prima, pronti su tutti i fronti, Guglielmo Casagrande il capo Orso pe la sua ospitalità e generosità…per ultimi, ma non per ordine, Ivano e Marino che grazie a loro sono riuscito a portare a guadino un pesce del genere, e per ultimo in ordine di apparizione Valerio Sforza, è sempre un piacere incontrarti amico mio!!

Questo è il carpfishing che amo…natura, amicizia, rispetto!!!

A cura di Luca Sforza

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